Macrocosmo e microcosmo – Matrix e l’uomo

Macrocosmo e microcosmo – Matrix e l’uomo

CORSO DI GESTIONE EMOZIONALE E KARMANAUTICA

CHE SI TERRÀ MARTEDÌ 8 OTTOBRE 2019
(PRESSO SEDE ANCESCAO DI CORSO ISONZO, FERRARA, DALLE 17:00 ALLE 21:00).

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PREMESSA

Il corso full immersion, a cura di ALBERTO BERGAMINI, promosso da PLURIVERSUM EDIZIONI, si propone lo scopo di introdurre la disciplina KARMANAUTICA nel suo rapporto alle funzioni emotive.
Le emozioni sono un prodotto della quotidianità, prodotti karmici in fieri, preludi di situazioni che solo il raziocinio, il discernimento e la consapevolezza predittiva (prerogativa del karmanauta) sono in grado di orientare prima che determinino danni a catena. Il vivere comprende il dover gestire questa produzione karmica che il profano subisce come “casuale”, mentre chi comprende la “sistematicità karmica” agisce strategicamente di conseguenza.
Gestire le emozioni non significa tenere sotto controllo il sostrato emozionale in nome di una super-razionalità. Al contrario, significa liberarle dai vincoli e volgerle alla positività (nei rapporti affettivi, lavorativi, sociali).
Il nostro interiore deve agire al pari di un “Athanor” filosofico; ne risulta un ridimensionamento dell’Ego, il quale dovrà essere “purgato” dalle parti più grossolane e pesanti dei “metalli volgari”, per poter trasformare i vizi in virtù e conseguentemente non esserne soggiogati. Il lavoro del karmanauta si dispiega nella costanza di un esercizio giornaliero di chiarificazione e interrogazione del presente nel contesto della temporalità. Per favorire questo scavo interiore e questa esplorazione della realtà, si prediligono e si utilizzano tecniche di respirazione per l’aumento ottimale delle energie vitali (Ki), in modo da conservare il vigore necessario per affrontare ogni problema.
A volte può capitare di svegliarsi con un’estrema spossatezza, come se il sonno, anziché ristorare, avesse contribuito a indebolire ulteriormente il nostro organismo. Ebbene, attraverso le Kokyû Hô (tipi di respirazioni che hanno origine nell’antica Cina e si sono raffinate successivamente in Giappone), si riuscirà a (ri-)caricare interamente l’organismo di una grande energia. Tutta l’energia così accumulata però, perché non divenga tensione (l’irritabilità e la suscettibilità sono nemiche della gestione emotiva) necessita di una serie di accorgimenti per potenziare le energie vitali (Kikô), e per la gestione emozionale attraverso la simbiosi tra energia e zone psicosomatiche dove questa energia si raccoglie (evitando ristagni/fobie/ossessioni/abitudini memetico karmiche). Per il lavoro esteriore, che porta a una consapevolezza del nostro “terreno di confronto” risulta necessario studiare sia le “Forme del Multiverso”, sia come si esprime matematicamente attraverso i principi della probabilistica.

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LA KARMANAUTICA, COS’È
Si tratta di una disciplina dall'ampio spettro semantico e concettuale; è finalizzata a fissare il rapporto idealmente esistente tra “Karma” (inteso come sintesi dei rapporti tra causa ed effetto o azione e reazione) e l’atto di “navigare” in esso. Da un punto di vista operativo, fornisce strumenti per padroneggiare il movimento karmico e agire efficacemente. Qui il riferimento alla Cibernetica risiede nel nome stesso che la definisce, Kybernetes (timoniere, pilota o “nocchiero”), in questo accostamento emerge lo scopo della Karmanautica, ovvero saper riconoscere gli eventi suddividendoli in cause ed effetti discernendo i meccanismi che determinano gli effetti attraverso il riconoscimento delle cause. Come nel Ninjutsu (la cui parte strategica è facente parte della struttura didattica e operativa della Karmanautica) così la Karmanautica insegna a rompere il rapporto di causa ed effetto, o, attraverso una giusta strategia, a volgere gli eventi a proprio favore.
Vivere è come nuotare nel Karma, se ti immergi sarai simile alle bestie e vivrai in balia dei Cinque Skanda, se tieni la testa fuori dall’acqua vedrai le umane miserie e potrai lavorare su te stesso per migliorarti, se volerai sulle acque vedrai come si muove il Karma e sarai in grado di vederne le trame.
Da questo aforisma si evince come il karmanauta deve conoscere le proprie emozioni per poter gestire i più immediati rapporti di causa ed effetto che emergono dalla matrice stocastica della vita. Chi comprende le leggi della Karmanautica e ne comprende il funzionamento, sa che a ogni azione consegue una reazione, non necessariamente uguale e contraria, ma rapportata alla causa scatenante; quindi sa come agire senza perturbare il proprio karma. Mantenere un corretto atteggiamento fermo e consapevole permetterà di evitare perdite di tempo e di affrontare con serenità ogni vicenda.
La disciplina karmanautica è radicata sul terreno filosofico-mistico-religioso di Buddhismo e Qabala. Dal primo è derivato il concetto dell’impermanenza, del non attaccamento alle cose (per non creare “concrezioni karmiche”) e dell’illusione che questo mondo ci pone di fronte, chiamato il Velo di Maya o, appunto, Velo dell’illusione; dalla seconda si trae l’indissolubile relazione tra Verbo, Numero, Energia, Armonia e Creazione, ovvero la prova che il meccanismo numerico che regola il multiverso ci pone davanti agli occhi una sorta di “schermo cinematografico” in cui si dipana il film (karmico) dell’esistenza che ci vede protagonisti.

 

 

 

 

 

PER INFO
pluriversumedizioni@gmail.com
spectre6320@gmail.com

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Macrocosmo e microcosmo – Matrix e l’uomo

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Come più volte espresso e sostenuto nei miei articoli e nei miei libri, la Natura naturata (Il concetto di Natura Naturans del filosofo olandese Baruch Spinoza), è un’espressione di una forza creatrice numericamente armonica. Lo stesso Galileo creava su questo enunciato l’aforisma “Il libro della natura è scritto coi caratteri della geometria, lo stesso Paul Dirac (Fisico e fondatore della Meccanica Quantistica – assieme a Planck, Einstein, Bohr, Sommerfeld, De Broglie, Heisenberg, Bohm, Schrödinger e Feynman ) parlò di “Bellezza matematica” intesa come “armonia” nella frase “Una teoria che includa la bellezza matematica ha più probabilità di essere giusta e corretta rispetto ad una teoria sgradevole, pur confermata dai dati sperimentali”.

Tutto ciò che il nostro occhio percepisce è matematicamente misurabile, ed in quanto tale sottostà a tutte quelle leggi che regolano la materia (come espressione del Velo di Maya – Matrix), dal più grande al più piccolo, dalla forma spiraliforme della Galassia al moto elicoidale del fotone (vedi “Il Velo di Maya – Corrispondenze ed analogie tra Buddhismo, Qabalah e Taoismo”, Cap. La Sezione Aurea in Natura. Pag127 https://www.mondadoristore.it/Il-velo-di-Maya-Alberto-Bergamini/eai978889112308/),

tutto è riconducibile ad un sufflato Verbo/Numero Aureo che istruisce il caos primigenio (la forma statico/potenziale prima della suddivisione dell’Uno nella Dualità e della caduta dalla luce alla materia). (E successivi Numeri Costanti universali – vedi il più volte citato libro “I numeri dell’Universo, le costanti della natura e la teoria del tutto” Di John Barrow Ed. Oscar Saggi Mondadori).

Anche Giuliano Kremmerz, uno dei più famosi Ermetisti a cavallo tra il XIX e XX secolo, affermò che “Macrocosmo e microcosmo, in ambito ermetico ed esoterico, designano due entità di cui l’una è riproduzione in scala dell’altra, e che per via della loro somiglianza formano un insieme indivisibile, un’unità dove le parti (il microcosmo) sono in rapporto al tutto (il macrocosmo)”.

Appare quindi una forma teoretica che affonda le radici in un passato Gnostico/Sapienziale le cui estremità emergono fino a noi sottoforma delle moderne teorie sulle meccaniche dei quanti e che possono dare una conferma epistemiologica attraverso uno studio ermeneutico degli antichi testi Esoterici e Filosofici, una conferma che aprirebbe nuovi scenari sul ruolo dell’uomo, sulla terra e sull’intera creazione.

 

Nell’antichità questi concetti inerenti alla visione di un Macrocosmo e di un microcosmo indissolubilmente legati (Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” ( Gen 1,27 ), vennero concepiti da Platone (428/427 a.C  ), Aristotele (384 a.C 322 a.C), da Democrito che fu il primo a definire l’uomo come “piccolo mondo”, ma anche Anassimene di Mileto, Pitagora, Eraclito e Platone, gli antichi gnostici, Filone d’Alessandria e il filosofo medievale ebreo Maimonide (Moshe ben Maimon), tutti sostennero l’idea del Macrocosmo-microcosmo. I Sufi del XII° secolo dicevano che il macrocosmo e il microcosmo sono due facce di un’unica realtà cosmica, e la frase attribuita ad Ermete Trismegisto “È vero senza menzogna, certo e verissimo, che ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una sola cosa”, influenzò Teurghi e Alchimisti dei secoli passati ad oggi.

 

Anche Giuliano Kremmerz, uno dei più famosi Ermetisti a cavallo tra il XIX e XX secolo, affermò che “Macrocosmo e microcosmo, in ambito ermetico ed esoterico, designano due entità di cui l’una è riproduzione in scala dell’altra, e che per via della loro somiglianza formano un insieme indivisibile, un’unità dove le parti (il microcosmo) sono in rapporto al tutto (il macrocosmo)”.

Appare quindi una forma teoretica che affonda le radici in un passato Gnostico/Sapienziale le cui estremità emergono fino a noi sottoforma delle moderne teorie sulle meccaniche dei quanti e che possono dare una conferma epistemiologica attraverso uno studio ermeneutico degli antichi testi Esoterici e Filosofici, una conferma che aprirebbe nuovi scenari sul ruolo dell’uomo, sulla terra e sull’intera creazione.

Dal concepimento dell’uomo possiamo già notare come il processo della “caduta numerica inversa” (il numero aumenta tanto quanto si produce l’immersione nella Matrix) infatti, dopo la fecondazione avviene la formazione dello zigote (a due cellule – la Dualità) poi si forma la morula, la quale dopo il raggiungimento di 8/18 blastomeri diventa Blastocisti*, successivamente i microvilli della blastocisti si aggancia ai villi dell’endometrio per dare origine alla gestazione. Come non vedere i due principi universali opposti che si attraggono fino “a formare il miracolo di una sola cosa”?

 

Ma che rapporti ci sono tra l’uomo e il numero aureo, quel numero costante che si trova nelle galassie a spirale, nella disposizione dei rami degli alberi, della venatura delle foglie delle piante, della disposizione dei semi nei girasoli, nella circonvoluzione delle chiocciole delle lumache, etc etc..? Basta un semplice calcolo matematico… quella stessa matematica vista come “misurazione” e “impronta” che possiede la “Matrix” nelle sue forme e che è espressa anche nei frattali **:

  • se  si moltiplica per 1,618 la distanza che in una persona adulta e proporzionata, va dai piedi all’ombelico,  si ottiene la sua statura;
  •  se  si moltiplica per 1,618 la distanza dal gomito alla mano (con le dita tese),  si ottiene la lunghezza totale del braccio;
  • se  si moltiplica per 1,618 la distanza che va dal ginocchio all’anca, si ottiene la lunghezza della gamba, dall’anca al malleolo.
  • i rapporti tra le falangi delle dita medio e anulare della mano sono aurei;
  • il  volto umano  è scomponibile in una griglia, i cui rettangoli hanno i lati in rapporto aureo

Come possiamo constatare i rapporti tra le gigantesche galassie e le minuscole chiocciole, la lunghezza del vostro naso e la forma delle vostre orecchie, sono tutte soggette agli stessi numeri matematici… la Matrix.

Alla luce di queste recenti scoperte ci è possibile affermare che esistono tutti i presupposti per considerare questo filo conduttore sincretistico che lega la visione Esoterica del Macrocosmo al microcosmo e la visione scientifica del legame tra l’universo e l’uomo quale reale ed attendibile e magari potrebbe diventare una futura branca della ricerca che unisce  scienza ed Esoterismo.

I segni che siamo in un mondo ir-reale ci sono tutti, basta essere abbastanza desti per poterli cogliere…

 

 

*Sarà un caso ma il numero 8 è legato al mondo della materia, una curiosità, la fonte battesimale e la maggior parte dei campanili medievali hanno otto facce, come per ribadire il concetto del passaggio tra il cielo e la terra inoltre “già fin dall’antichità, in quelle che potremmo definire antiche scuole di saggezza, è stato insegnato sotto forma dell’arcana “Legge dell’Ottava” e fatto conoscere in Occidente attraverso gli studi di Pitagora, come principio cardine della musica basata sulle otto note di cui un’ottava musicale è composta. Il numero ‘8’ e i suoi relativi multipli sono stati impiegati nell’architettura egizia, vedico-dravidica, mussulmana, buddhista, templare e rinascimentale: templi, chiese, moschee, castelli e palazzi, presentano nella loro architettura ottagonale questo numero sacro e i suoi relativi multipli”. https://www.nexusedizioni.it/it/CT/dall8-all-infinito-da-leonardo-da-vinci-alla-scala-aurea-322)

** Cosa sono i frattali? La matematica tradizionale amava le forme semplici: le linee rette, i quadrati, i poligoni regolari il pentagono, l’esagono, l’ottagono; le circonferenze e le parabole, le sfere, i cubi, i cerchi, gli ellissi e via discorrendo. In natura invece le figure regolari sono delle pure eccezioni: dove in natura si trova un cubo, o una sfera perfetta? La natura si è sempre divertita a giocare con l’uomo. Gli alberi, le nubi, le felci, i cavolfiori, i fulmini e le saette, le montagne e le rocce, le coste dei Paesi e delle nazioni: tutto appare irregolare, spigoloso … frattale. Nelle figure allegate propongo alcune foto di frattali naturali. Da un punto di vista formale non esiste una definizione onnicomprensiva di frattale. Una figura frattale (dal latino fractus) è una figura frastagliata, spezzettata, spigolosa. Benoit Mandelbrot  ne dà una serie di definizioni: – nel 1978: una forma o una figura frammentata, spezzata, fortemente discontinua; – nel 1982: un insieme per il quale la dimensione secondo Hausdorff  e Besicovitch eccede rigorosamente la dimensione topologica; – nel 1986: una forma fatta di parti che sono in qualche modo simili al tutto (1986). Nessuna è in grado di esaurire completamente tutti i casi possibili. Quella del 1982 è tecnica e rigorosamente matematica, riservata a coloro che masticano tanta matematica avanzata e pertanto va lasciata da parte: è comunque la sola che permette di definire “operativamente” un insieme, una forma, una curva, una superficie, un volume frattale. Tutti sanno tracciare dei ghirigori forsennati su un pezzo di carta; in natura ci sono moltissimi esempi di oggetti apparentemente di forma “complicata”. La matematica e la geometria prima di Mandelbrot non era in grado di descrivere oggetti complessi. Ad esempio è facile calcolare un volume: base per altezze e variazioni sul tema; ma si provi a calcolare il volume “esatto” di un albero, o di un cespuglio o di una spugna, o del sistema dei bronchi di un polmone. Si cerchi di misurare la lunghezza delle coste della Norvegia con tutte le insenature, le penisole, le isole e isolette ed i fiordi! Il calcolo è sí facile ma complicato, complesso. La geometria frattale mostra che, almeno spesso se non sempre, è possibile costruire oggetti (che Mandelbrot chiama insiemi) complessi partendo da regole di costruzione molto semplici; altrettanto, la geometria frattale è in grado di fornire la lunghezza della costa della Norvegia, purchè si dica a priori quale è la lunghezza del righello con cui la si vuole misurare: la lunghezza delle coste della Norvegia “non ha un valore esatto” ma la si può misurare con un “righello” di lunghezza d=100 km, d=10 km, ecc.: le coste della Norvegia hanno una dimensione frattale D=1,52 ± 0,01. La geometria di Mandelbrot fornisce la formula che dice automaticamente quanto è lunga la costa quando misurata con d=100 km o con d=30 km e cosí via. Aristotile diceva che il punto ha dimensione zero, la linea ha dimensione 1, la superficie ha dimensione 2, il volume ha dimensione 3. Mandelbrot ha scoperto che linee spezzettate e contorte possono avere dimensione frattale D non intera più grande di 1, superfici complesse ed involute possono avere dimensione frattale D più grande di 2 e così via.

A cosa servono i frattali? A cosa serve la matematica? La geometria? A cosa servono le derivate? Gli integrali? Il calcolo differenziale? Servono a calcolare, a descrivere la natura ed i fenomeni: in poche parole a descrivere e simulare la natura. La geometria frattale espande la potenza della geometria classica inventata da Euclide attorno al 300 avanti Cristo, alle dimensioni non intere, introducendo una varietà enorme di applicazioni. La geometria frattale sa classificare le coste ed i confini degli Stati in funzione del loro grado di “frattura”, di “spigolatura”: dalle coste del Sudafrica, ai confini della Germania, alle coste dell’Inghilterra fino a quelle della Norvegia. Va detto che i frattali non si sarebbero imposti in modo cosí imperioso se non ci fossero i grandi calcolatori; infatti occorrono memorie molto ampie per poter fare le simulazioni più sofisticate ed interessanti.

La geometria frattale non sa prevedere “dove” può cadere un fulmine, ma può prevedere quanto è frastagliato. Può simulare le nubi e sa giustificare come un uragano non sia un evento eccezionale ma un evento la cui probabilità di avvenire rientra nelle regole del caso meteorologico. Mostra come lo stesso mitologico “Diluvio Universale” (effetto Noè) o il succedersi dei sette anni di vacche grasse e dei sette anni di vacche magre (effetto Giuseppe) siano eventi che rientrano della casualità della meteorologia. Alcuni arditi, giungono persino a previsioni “evoluzionistiche”. Mostrano come, partendo da regole semplicissime, introducendo dei “geni matematici astratti” che possano semplicemente mutare a caso, con meno che 30 mutazioni si possono ottenere figure simili ad insetti o pipistrelli partendo da una struttura che è semplicemente una Y, mediante un processo di “copia e incolla”: un insieme di 3 segmenti di misura diversa (inizialmente 2 rami uguali ad un certo angolo; poi permettendo lunghezze diverse, ovvero angoli diversi, ovvero che i segmenti che per caso vadano verso il basso o verso destra piuttosto che verso sinistra, possano essere più lunghi o più corti ..). E dobbiamo pensare che la specie umana ha avuto a disposizione qualche decina di miliardi di anni per subire mutazioni e non solo una trentina di opportunità.

I frattali permettono di affrontare problemi di fronte ai quali la matematica tradizionale si doveva arrestare; permette di affrontare il problema di capire e descrivere l’architettura che governa la natura; come è distribuita geometricamente la materia planetaria nello spazio universale. Permette di intravedere nuove regole di semplicità unificante in una realtà dominata dalla complessità, senza tuttavia giungere al riduzionismo scientifico nel quale tutto è costituito da quark, leptoni e da mattoni elementari della materia. In ultima analisi, i frattali forniscono un nuovo strumento matematico (o geometrico) più potente di quelli disponibili prima della loro invenzione.

http://scienzapertutti.lnf.infn.it/index.php?option=com_content&view=article&id=528%3A34-cosa-sono-i-frattali&Itemid=216

 

 

 

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