Le due forze antagoniste nella cultura giudeo cristiana

Le due forze antagoniste nella cultura giudeo cristiana

Le due forze antagoniste nella cultura giudeo cristiana

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Analizzando i due nomi di queste “emanazioni” di Dio possiamo subito notare come esprimano in nuce le funzioni che sono destinati a compiere.

Secondo Wikipedia Il termine greco antico Anghelos (messaggero) è riferito al dio Hermes considerato il messaggero degli Dei. Identica funzione viene attribuita ad Iride sia nell’Iliade che negli Inni omerici, così in Platone, nel Cratilo (407e-408b) queste due divinità vengono indicate come ángheloi degli Dei. Allo stesso modo viene indicata Artemide-Ecate (Sofrone- Scoli a Teocrito, II,12) alludendo ai suoi rapporti con il mondo dei morti (Inferi).

In Talete, come in Eraclito, il mondo è pieno di dèi vale a dire di angeli.
Per i pitagorici i sogni erano inviati agli uomini dai geni.
Anche Democrito parlò di geni abitanti nello spazio.
Platone, in particolare nel Convivio, menzionò dei dáimōn che, come ministri di Dio, sono vicini agli uomini per ben ispirarli.
Da notare questa prima antitesi concettuale filologica, Daimon – Demone, nella cultura cristiana cattolica  era considerato alla stregua del Diabolos ovvero “il divisore”, mentre Con Filone di Alessandria (20 a.C. ca–50 d.C.), filosofo e teologo di cultura ebraica ed ellenistica, l’ánghelos greco si incrocia con il mal’akh della Bibbia  e diviene, nella sua spiegazione esegetico-allegorica della stessa Bibbia, il nesso fra il mondo sensibile e quello del Dio trascendente unitamente alle idee, alla sapienza e al pneuma. Questo nesso si rende necessario nella teologia di Filone in quanto il Dio trascendente non potrebbe avere un rapporto diretto con il mondo sensibile per via del male in esso contenuto.
A partire dal II-IV secolo, la teologia neoplatonica utilizzerà la figura dell’ánghelos, inserita nella processione dall’Uno unitamente ai Dèmoni e agli Eroi, seguendo l’ordine gerarchico di: Dei, Arcangeli, Angeli, Demoni ed Eroi.
Porfirio sosteneva che sono gli angeli a portare a Dio le nostre invocazioni difendendoci dai dèmoni malvagi.
Giamblico elaborò una gerarchia del mondo celeste sostenendo che gli angeli innalzano l’uomo dal mondo materiale mentre i demoni li spingono a immergervisi, gli arcangeli accompagnano le loro anime nel cielo e gli eroi si occupano del mondo. E la loro visione è ben differente:
« E le apparizioni degli dèi sono belle a vedersi, perché brillano, quelle degli arcangeli solenni e calme, più miti quelle degli angeli, quelle dei demoni terribili. Quelle degli eroi […] sono senz’altro più miti di quelle dei demoni, quelle degli arconti ti fanno sbigottire, se essi esercitano il loro potere sul mondo, mentre sono dannose e dolorose a vedersi, se essi sono nella materia; quelle delle anime, infine, assomigliano per qualcosa a quelle degli eroi, ma sono più deboli. »
nella tradizione ebraica Il termine “angelo” è usato anche per l’ebraico biblico מלאך,mal’akh, sempre con il significato di “inviato”, “messaggero”; anche per אביר, avir (lett. “potente” o anche “uomo forte, valoroso” nel Salmo 78,25); per א*להים, ‘ělōhîm (sost. masch. pl.; lett. “le Divinità” nel Salmo 8,5); e per שִׁנְאָן shin’an (moltitudini) nel Salmo 68,17.
Il Giudaismo eredita dalla tradizione mesopotamica alcuni termini come Karibu, reso in ebraico come Kerub (כְּרוּב). Ma nel monoteismo biblico Kerub (da notare che posseggono le stesse lettere di KoRiBanti) non è una divinità a cui essere devoti, quanto piuttosto un sottoposto dell’unico Dio onnipotente indicato come Jhwh.

Creazione degli angeli

Dio creò gli angeli con un fuoco divoratore tramite la parola. Vi è una discussione Halakhica che presenta due opinioni sul giorno della creazione degli angeli, se essa sia avvenuta nel secondo o nel quinto giorno della Creazione: i maestri ebrei confermano come vera la prima opinione.
Ci si chiede infatti se sia possibile che gli angeli siano stati creati prima della creazione del Creato spiegando poi che così non fu anche per evitare che si dicesse che fossero stati loro ad effettuarla. Inoltre i commenti affermano che le espressioni di Dio in prima persona plurale “Creiamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” e “ora l’uomo è diventato come uno di noi” (Genesi, Bereshit) si riferiscono alla parola della volontà divina rivolta agli angeli.
Nel periodo talmudico si sviluppa l’esegesi rabbinica rispetto alla natura degli angeli. Una prima suddivisione avviene nella credenza negli “angeli” creati per un solo giorno a gloria di Dio, per poi finire nella “corrente di fuoco” (נהר די נור, nehar di-nur), e quelli che, come Gabriele e Michele, gli restano accanto per servirlo nell’eternità.
Così Ben Azzai cita l’esistenza di questi due ordini angelici come credenza diffusa e accettata. D’altronde le fonti dei Tannaim, come la Mishnah, raramente si occupano degli angeli e comunque sostengono la loro incapacità di vedere pienamente la gloria di Dio.
Secondo i successivi insegnamenti dello Zohar le due tipologie di angeli, gli angeli eterni creati nei primi sei giorni della Creazione e quelli non duraturi che possono essere creati e cancellati in un solo giorno, possono essere paragonate ai due tipi di pioggia: il primo caso può essere paragonato alla pioggia piena ed ancora ai fili d’erba maturi, il secondo riguarda metaforicamente la pioggia leggera che concerne i fili d’erba appena creati.
Gli angeli, secondo le prime fonti rabbiniche, parlano la lingua ebraica, hanno la capacità di volare, sono in grado di spostarsi ovunque nonché di prevedere il futuro.
Gli angeli sono generalmente descritti di forma umana o come composti di “acqua e fuoco”; per questa peculiarità si dice che gli angeli rappresentano e sono radicati nella pace, proprio come vi è pace in essi nell’equilibrio tra gli elementi opposti acqua e fuoco.
Io li vedo anche connettersi concettualmente, alla luce delle leggi della Termodinamica, alla Sintropia infatti:

Sintropia = vita, amore, natura, evoluzione, benessere e armonia, La sintropia nasce da relazioni effetto->causa. Il principio di sintropia o di tendenza all’ordine: L’informazione-coscienza ha la tendenza a generare coerenza, ordine e unità. Come si può notare queste caratteristiche sembrano richiamare quelle caratteristiche Emanazionali-Creative che Dio stesso in qualità di Creatore, possiede.

Ritengo non sia azzardato collegare le caratteristiche degli Angeli alle caratteristiche delle Leggi Sintropiche latori della Emanazione che organizza il Caos, a partire dalla Creazione per finire nelle vicende umane che si svolgono partendo dai sentimenti.

Ma altre “emanazioni” che intervengono al pari degli Angeli sono i Demoni! Ancora prima che la teologia cattolica li ricoprisse di malignità, successivamente, l’uso anche negativo, diede al vocabolario cristiano il termine per designare lo spirito maligno.

Il Dèmone (dal greco antico δαίμων, dáimōn, «essere divino») è, nella cultura religiosa e nella filosofia greca, un essere che si pone a metà strada fra ciò che è Divino e ciò che è umano, con la funzione di intermediare tra queste due dimensioni.

Nella religione orfica il Dèmone è l’essenza stessa dell’anima, imprigionata nel corpo per una colpa compiuta e da cui cerca di liberarsi.

Socrate riferisce di un dàimon o spirito-guida che lo assiste spesso in ogni sua decisione. Con questo termine, secondo Paolo De Bernardi, egli sembra indicare l’autentica natura dell’anima umana, la sua ritrovata coscienza di sé.Mentre per Gregory Vlastos il dáimōn invia i suoi segni al fine di stimolare la ragione di Socrate a fare la scelta più adatta. Giovanni Reale seguendo Vlastos ritiene che ildáimōn in Socrate esprima il sommo grado dell’ironia socratica anche nella dimensione religiosa

Secondo la testimonianza di Platone, che attribuirà all’anima un’origine divina, essendo stata donata all’uomo da Dio, in Socrate si tratta di una presenza che si fa avvertire non per indurlo a compiere certe azioni, ma solo per distoglierlo:« C’è dentro di me non so che spirito divino e demoniaco; quello appunto di cui anche Meleto, scherzandoci sopra, scrisse nell’atto di accusa. Ed è come una voce che io ho dentro sin da fanciullo; la quale, ogni volta che mi si fa sentire, sempre mi dissuade da qualcosa che sto per compiere, e non mi fa mai proposte. (Apologia di Socrate, 31 d)

In Platone il dèmone Eros, figlio di Penia e di Poros, è quella forza demonica che consente all’uomo di elevarsi verso il sovrasensibile.
Così nel Simposio di Platone viene narrato l’insegnamento su Eros impartito da Diotima a Socrate « Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo. »

(Platone, Simposio 202, D-E)

Con Senocrate viene analizzata la figura del Dèmone  ripresa dall’opera di Platone. I Dèmoni per Senocrate sono sempre essere intermediari tra gli uomini e gli Dèi, sono più potenti degli uomini ma meno degli Dèi. A differenza di questi ultimi che sono sempre buoni, tra i Dèmoni ve ne sono anche di cattivi. Quando gli antichi miti narrano di Dèi in lotta fra loro coinvolti in passioni umane, questi, per Senocrate, parlano di Dèmoni non di Dèi. I Dèmoni hanno un posto di rilievo sia negli atti cultuali sia negli oracoli. I Dèmoni infine corrispondono ad anime umane liberate dai corpi dopo la morte, permanendo in loro il conflitto tra bene e male, essi lo trasferiscono dalla Terra al mondo celeste.

Anche gli Stoici sostengono l’esistenza dei Dèmoni come di esseri che vigilano sugli uomini condividendone i sentimenti. Così Diogene Laerzio:

 « Gli stoici dicono, poi, che esistono anche alcuni Dèmoni che hanno simpatia per gli uomini, che vigilano sulle cose umane, e anche che esistono eroi, ossia le anime sopravvissute dei virtuosi. »

(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi Libro VII, 151)

Marco Aurelio indica come Dèmone l’anima intellettiva che va curata e privata di turbamenti:

« Inoltre rimane la cura di non insozzare il Dèmone che ha preso dimora nel nostro petto, la cura di non turbarlo con impressioni confuse e molteplici; di mantenerlo sereno e benigno, tributandogli rituale e onore come a un Dio; e non dire nulla che sia contrario al vero;Non far nulla contro giustizia. »

(Marco Aurelio, Colloqui con se stesso Libro III, 16)

Con il Medioplatonismo la figura del Dèmone si connota in modo sempre più articolato e viene inserito come terzo aspetto della gerarchia del divino dopo il Dio supremo e gli Dèi secondari. Così Plutarco:

« Platone, Pitagora, Senocrate, Crisippo, seguaci dei primitivi scrittori di cose sacre, affermano che i Dèmoni sono dotati di forza sovrumana, anzi sorpassano di molto per estensione di potenza la nostra natura, ma non posseggono, per altro, l’elemento divino puro e incontaminato, bensì partecipe, a un tempo, di una duplice sorte, in quanto ad una natura spirituale e sensazione corporea, onde accoglie piacere e travaglio; e tale elemento misto è appunto la sorgente del turbamento, maggiore in alcuni, minore in altri. Così è che anche tra i Démoni, né più né meno che tra gli uomini, sorgono differenze nella gradazione del bene e del male. »

(Plutarco, Iside e Osiride, 25)

Il Diavolo – Origine del Termine

Il termine “diavolo” deriva dal latino tardo diabŏlus, traduzione fin dalla prima versione della Vulgata (V secolo d.C.) del termine greco Διάβολος, diábolos, (“calunniatore”, “accusatore”; derivato dal greco –διαβάλλω, diabàllo, composizione didia “a traverso” bàllo “getto, metto”, indi getto, caccio, attraverso, trafiggo, metaforicamente anche calunnio).
Nell’antica Grecia διάβολος era un aggettivo denotante qualcosa, o qualcuno, calunniatore e diffamatorio; fu usato nel III secolo a.C. per tradurre, nella Septuaginta, l’ebraico Śātān(“avversario”, “colui che si oppone”, “accusatore in giudizio”, “contraddittore”; reso negli scritti cristiani come Satanas e qui inteso come “avversario, nemico di Dio”).

Il termine “demònio” deriva dal latino tardo daemonium traduzione del greco δαιμόνιον, daimónion, (sempre dal greco δαιμόνιος, daimónios, “appartenente agli dèi”, “che è in rapporto con un δαίμων”, “ammirabile”, “sorprendente”) e quindi collegato a δαίμων, dáimōn, il cui significato originario in lingua greca è quello di dèmone. Tale termine greco nel Nuovo testamento è presente sia con l’originale senso neutro di ‘divinità’, che con quello di angelo caduto.
Già nella Septuaginta, e in altre traduzioni dall’ebraico al greco, tale termine occorreva ad indicare l’ebraico  (śe’îrîm: capre selvatiche, →satiri, capre demoni), (siyyim: dimoranti del deserto, bestie selvatiche),  (‘elilim: idoli), (šēdîm, shedim: spiriti tutelari, idolo), גָּד (Gad: nome ebreo di un dio della Fortuna) e (yâšûd: devastare, il devastatore). Possiamo notare una crescente connotazione maligna che tocca l’apice nella cultura semitica, quello che prima era da considerare benigno o quantomento neutro (ovvero utilizzato come definizione) diviene negativo.

Come non accostare queste entità malefiche alle caratteristiche disgreganti e distruttive dell’entropia? Colui che divide diviene “colui che disgrega” che divide ciò che è unito. Nel comportamento umano o sociale ad esempio, “colui che divide o si frappone” può essere un malversatore che toglie l’armonia fra due o più persone iniettando il veleno del sospetto e della maldicenza, in natura invece è quel principio disgregante che separa degli elementi prima uniti, come ad esempio nel fenomeno del Termoclastismoche è l’effetto di frantumazione prodotto dagli sbalzi termici: un rialzo di temperatura comporta infatti la dilatazione dei materiali, che si contraggono invece al diminuire della stessa (si ricordi che l’acqua ha un comportamento inverso durante il passaggio di stato liquido – solido).
Questi cicli di dilatazione e compressione tendono ad indebolire la struttura dei materiali fino a comportarne la frantumazione.

Un altro accostamento tra queste “entità spirituali” che si colloca in maniera contradditturia è il Genio.

Nella religione romana, il Genio (lat. Genius, plurale Genii) è uno spirito o, più correttamente, un nume tutelare, considerato come il custode benevolo delle sorti delle famiglie, ma anche dei singoli individui. Nel tentativo di chiarirne la natura ne sono state date definizioni approssimative, come “anima”, “principio vitale”, “angelo custode”. Vediamo quindi come questa “entita” venga accostata concettualmente al Dáimōn che come afferma Socrate “lo assiste spesso in ogni sua decisione”. (vedi sopra) e continuando… Il genius corrisponde al genètlion o daimon dei greci e ad altre figure mitiche di vario tipo, il cui culto era molto diffuso presso i popoli dell’antichità e che hanno sostanzialmente rappresentato le prime forme di quello che oggi è il culto degli angeli.

Ma per confondere ulteriormente le cose, se analizziamo il termine noteremo che Genius deriva da Djinn o Jinn e quella connotazione benevola (o al limite neutrale) si perde per ritrovare la caratteristica maligna di Diabolus, infatti in età preislamica (jāhiliyya) i jinn erano considerati molto potenti, quasi sempre in grado di esprimere una devastante e spesso mortale cattiveria. Gli storici della religione islamica credono che tali entità fossero direttamente ricollegabili all’ostilità dell’ambiente fisico in cui vivevano gli Arabi della Penisola Arabica. Precisando, il termine arabo jinn o jānn, in italiano spesso tradotto come “genio” indica, nella religione preislamica e in quella musulmana, un’entità soprannaturale, intermedia fra mondo angelico e umanità, che ha per lo più carattere maligno.

Come abbiamo potuto constatare, il nome contiene una discordanza di interpretazioni, c’è infatti una parte di studiosi che etimologicamente lo vorrebbe collegare semplicisticamente al termine latino genius mentre altri studiosi concorda invece nel rifarsi alla radice linguistica aramaica che significa “nascondersi, occultarsi”. E’ da notare inoltre come il termine stesso si avvicini foneticamente a Gehenna, il luogo infuocato immaginato dall’Ebraismo dove le anime cattive sarebbero state purificate. Secondo lo stesso Corano e i trattati di demonologia islamici ai jinn, apparterrebbe Iblis: termine certamente adattato dal greco diàbolos per indicare Satana (che, peraltro, viene chiamato Shaytān).

Si potrebbe azzardare un accostamento inquietante,

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